Giovannino Russo,100 anni dalla nascita: la Lucania nel cuore, di Armando Lostaglio

     Giovannino Russo,100 anni dalla nascita: la Lucania nel cuore

 

di Armando Lostaglio

 

Era nato a Salerno il 15 marzo del 1925 Giovanni Russo, scrittore e giornalista da tutti ritenuto l’ultimo meridionalista, sulla scia di Fortunato, Salvemini, Dorso. Il ricordo personale va al Lido di Venezia, dove lo avevamo più volte incontrato durante le Mostre del Cinema che seguiva per il Corriere della Sera. Vestito di chiaro e con l’immancabile cappello, era un piacere salutarci e scambiarci pareri sul cinema, sui ricordi potentini, e il nostro lavoro di CineClub in questa regione di confine. Lo invitammo per tenere una breve relazione ad un convegno, durante la Mostra del 2012 (cui l’immagine) inerente Matera e la possibilità che potesse diventare Capitale europea della Cultura (di buon auspicio, dati i felici esiti). L’iniziativa con l’allora assessore Vincenzo Viti, fu tenuta nel giardino del prestigioso Hotel 4 Fontane, nei pressi del Palazzo del Cinema. Con noi al tavolo, l’intellettuale milanese Davide Rossi (cultore di Federico II) e Antonio Zeccola, distributore e produttore di cinema in Australia, originario di Muro Lucano, che offrì l’ospitalità in quella location di prestigio. Fu una delle ultime volte che incontrammo Giovannino. Ci lasciò il 15 settembre del 2017, a Roma.

Di seguito la recensione di uno dei suoi ultimi libri, del 2006.

 

 

Con Flaiano e Fellini a via Veneto. Dalla Dolce vita alla Roma di oggi (Rubettino Editore) di Giovanni Russo

 

E’ Roma il luogo elettivo di una generazione che concentrava le speranze di una rinascita partendo dalla cultura. Negli anni ’60 in Piazza del Popolo si incontravano spesso tre giovani inseparabili. Erano gli artisti Mario Schifano, Tano Festa e Franco Angeli. Un’amicizia durata a lungo che suggella quella vivacità intellettuale della Roma di quegli anni. Una generazione di persone colte, di artisti e creativi che si riuniva soprattutto d’estate al caffé Rosati, dove convenivano pure giornalisti, gente di cinema, scrittori, e d’inverno da Canova, dall’altra parte della Piazza. Il ricordo affiora nelle pagine di Giovanni Russo (o Giovannino, come affettuosamente lo chiamano), in questo suo ultimo libro (edito da Rubettino) che, più che di memorie, sembra un taccuino di note e curiosità, come nel suo stile, del resto. Partendo da una visione del tutto personale, le pagine ricostruiscono tutto un mondo, reale eppure evanescente come in una pellicola. Un mondo, ovvero “Il mondo”, quello di Mario Pannunzio, esperienza editoriale irripetibile; e partendo proprio da lì si scorge la Roma della cultura e dell’impegno politico del dopoguerra, tra Via Veneto e Piazza del Popolo, della quale Russo fu testimone e protagonista. Russo riesce ad intrecciare le battute di Ennio Flaiano e le vignette di Amerigo Bartoli con la vivacità politica e sociale del momento, l’entusiasmo, ed anche delusioni. Al contrario del titolo del libro, Russo evita di fare soltanto del semplice colore, ma restituisce il senso di una società intellettuale, letteraria e giornalistica, ormai perduta e che non poteva essere scissa dalla realtà che la circondava. A questo aggiunge la propria curiosità, quella del giovane arrivato dal sud e accolto ai tavoli di Cesaretto con Bassani e Malaparte, con Guttuso e Petroni, con Maccari e Soldati e molti altri.

A partire dai suoi primi scritti sul “Mondo” e, successivamente come inviato speciale del “Corriere della sera”, Giovanni Russo racconta con particolare predilezione i problemi sociali e civili della società meridionale. Si ritrovano, infatti, nei suoi libri i temi della civiltà contadina, delle lotte per la riforma agraria e per l’occupazione delle terre, la Napoli del contrabbando, l’emigrazione in Germania, in Svizzera e Belgio, la difficile integrazione dei meridionali a Torino e le novità dell’industrializzazione nel Mezzogiorno. Giovanni Russo è salernitano di nascita (potentino di adozione) e vive a Roma. Di grande interesse sono le pubblicazioni come “Baroni e contadini” (1955, Premio Viareggio), “L’Italia dei poveri” (1958), “L’atomo e la Bibbia” (1963), “Chi ha più santi in Paradiso” (1964), “Università anno zero” (1966), “II fantasma tecnologico” (1968), “I bambini dell’obbligo” (1971), “I figli del Sud” (1974, Premio Basilicata), “Terremoto” (1981), “II paese di Carlo Levi” (1985, Premio Basilicata), e via via “Lettera a Carlo Levi e Le olive verdi” (2001), “I cugini di New York” (2003). Per il giornalismo ha vinto tra l’altro il Premio Marzotto 1965 e il Premio Pannunzio 1991.

Intenso il rapporto con il mondo contadino e, in particolare con Carlo Levi di cui Russo aveva difeso il celeberrimo “Cristo si è fermato ad Eboli” dalle critiche della borghesia lucana che considerava quel volume offensivo per il Sud. Proprio l’amicizia con il medico e scrittore torinese, confinato ad Aliano durante il fascismo, portò nel 1949 Giovanni Russo al periodico di Mario Pannunzio, “Il Mondo”, dove rimase fino al 1966 e per il quale realizzò importanti reportage tra i quali è stato ricordato quello bellissimo dal titolo “Il paese degli americani” che dedicò proprio alla natia Padula, nel Salernitano, Lucania antica. E proprio con un nutrito gruppo di giovani lucani, dopo il 25 aprile del 1943, Russo è tra i fondatori del Partito d’Azione “A Potenza e non a Roma”, una terza forza di sinistra che polemizzava con la struttura dittatoriale del comunismo russo.